Federico Puggioni

Federico Puggioni

Nato a Cagliari, ho studiato a Bologna e Copenhagen. Vivo a Stoccolma dal 2006 dove lavoro come insegnante e guida della città. Sono blogger freelance dal 2005 ed ho collaborato con alcune testate giornalistiche con articoli su Stoccolma e la Svezia. Nel 2014 ho fondato StockholMania Tours, portale attraverso cui offro visite guidate di Stoccolma e dintorni.

Coronavirus a Stoccolma

Di solito preferisco tenere un profilo molto basso in queste circostanze. Scrivo questo post solo per rispondere brevemente a chi mi chiede come sia la situazione da queste parti e per sfogarmi un pochino.

Il coronavirus è arrivato chiaramente anche qui: i primi casi sono stati accertati una decina di giorni fa. Residenti in Svezia contagiati in Italia o in Iran e persone strettamente collegate a questi. La situazione pareva, come d’altronde da tante altre parti, sotto controllo. Sino al 3-4 marzo, per intenderci, Stoccolma viveva nella sua normalità. Già dai giorni immediatamente successivi le cose sono cambiate: le strade, i cafè, i ristoranti, i negozi, le metropolitane hanno cominciato pian piano a spopolarsi. E nel mentre, tra la gente, si è cominciato a parlarne: quasi di soppiatto all’inizio, sempre più apertamente poi. Sino ad arrivare alle quarantene volontarie e alle razzie di carta igienica (!) nei supermercati. Scene assurde viste un po’ ovunque.

E le istituzioni cosa hanno fatto? Ecco il tasto dolente, sconcertante, dalle parvenze criminali.

Sin dai primi giorni sono state diverse le dichiarazioni da parte dei responsabili di Folkhälsomyndigheten (il corrispettivo dell’Istituto Superiore di Sanità) e di altri esperti o sedicenti tali. Dichiarazioni quasi tutte riassumibili con l’espressione in questi giorni ricorrente “där är vi inte än” (tradotto: non siamo ancora arrivati a quel punto). Il Governo svedese, colto da sindrome di “yes man”, ha sempre e senza esitazione avallato queste considerazioni: il parere degli esperti è sacro, si dice, e la politica non può sovrastare o contraddire tali fonti autorevoli (come successo, ad esempio, nella vicina Danimarca). A torto o ragione io non lo so, ma la debolezza così manifestata è stata chiara a tutti.

Da qui, e dal conseguente ritardo accumulato, la pressoché totale inconsistenza di alcuni provvedimenti restrittivi approvati. Ad esempio il primo, di qualche giorno fa, ha proibito l’organizzazione di eventi pubblici e privati con più di 500 partecipanti. 499 sì, ma 500 per favore no! E ieri c’è stato l’invito (non l’obbligo) per scuole superiori ed università di organizzare l’attività didattica a distanza. Asili e tutte le altre scuole rimangono aperte come sempre. L’idea, sicuramente comprensibile da certi punti di vista, è quella di consentire ai genitori – soprattutto al personale sanitario – di potersi recare a lavoro, e non dover costringere nonna e nonno (i più a rischio) a fare da babysitter. Giusto. Ma quale sarà il prezzo?

Nel mentre il “där är vi inte än“, dimostrando di non imparare niente dalla situazione drammatica di Italia e di altre realtà, e fregandosene di giocare d’anticipo, ha portato il numero di contagiati ufficiali a più di 1200 in pochissimi giorni e a qualche primo decesso. Numero di contagiati estremamente fuoriviante perché, con buona pace di tutti, si è deciso di testare soltanto chi manifesta sintomi gravi. Agli altri si consiglia di stare a casa o di continuare la propria vita (quasi) come se niente fosse. E da qui un’altra conseguenza bestiale: non si è fatto nulla per impedire ai casi con sintomi “meno gravi” di visitare i normali pronto soccorso.

Ma le mani sì, quelle dovete lavarvele per almeno 20 secondi! Dicono dai piani alti. Almeno quello.

La superficialità e la lentezza delle istituzioni, sommate ad ancora tanto scetticismo e imprudenza da parte della popolazione, non so a che risultato possano alla fine portare. È assurdo come si pensi già a ricostruire economicamente e non ad arginare i danni. Ed è in parte strano che un Paese come la Svezia, che ha paura della guerra, che ha costruito rifiugi antiaerei sino a qualche anno fa, che periodicamente distribuisce opuscoli per far fronte alle crisi e che confonde dei pesciolini con sommergibili nucleari russi, possa fronteggiare in questo modo l’attuale situazione. Questo, da normale cittadino (e non certo da esperto virologo), è quello che penso.

In attesa di tempi migliori, che torneranno presto, mando un caro saluto a tutti voi.

Coraggio!

Federico

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