Stoccolma e la Svezia
COME NESSUNO TE LE HA ANCORA RACCONTATE​
Federico Puggioni

Federico Puggioni

Nato a Cagliari, ho studiato a Bologna e Copenhagen. Vivo a Stoccolma dal 2006 dove lavoro come insegnante e guida della città. Sono blogger freelance dal 2005 ed ho collaborato con alcune testate giornalistiche con articoli su Stoccolma e la Svezia. Nel 2014 ho fondato StockholMania Tours, portale attraverso cui offro visite guidate di Stoccolma e dintorni.
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Coronavirus in Svezia: il giro di boa e la legge sulla pandemia.

Giro di vite e giro di boa.

Dicembre in Svezia è, solitamente, il mese del contrasto tra buio e luce, quello di Santa Lucia, dei dolcetti allo zafferano e dei biscotti allo zenzero, quello della tavola di Natale e dei fuochi d’artificio di fine anno. Dicembre 2020, chiusura di uno degli anni più anomali della storia moderna, verrà ricordato anche per aver rappresentato il giro di boa – e il punto di non ritorno – in tema di strategia anti Covid-19. Ma andiamo con ordine.

Il Governo svedese, nella giornata del 18 dicembre, ha deciso di inasprire ulteriormente le restrizioni già in vigore: massimo 4 persone allo stesso tavolo nei ristoranti (invece che 8), chiusura dei locali che vendono alcol anticipata alle ore 20 (invece delle 22), introduzione di un numero massimo di persone all’interno di negozi, centri commerciali e palestre, chiusura a tempo determinato degli uffici pubblici non estremamente necessari, raccomandazione sull’adozione delle mascherine sui mezzi pubblici (ma solo nelle ore di punta).

Questi nuovi provvedimenti sono arrivati il giorno dopo la pubblicazione di un breve frammento di un’intervista al Re di Svezia, Carlo XVI Gustavo, il quale con il suo testuale “abbiamo fallito” ha amaramente constatato ciò che è sotto gli occhi di tutti: la Svezia, intesa come sistema, ha oggettivamente toppato nel contenimento della pandemia e del suo numero di morti (soprattutto in riferimento agli altri Paesi nordici). Nessuna critica diretta al Governo (come fatto intendere da gran parte della stampa italiana e non, compresi i soliti noti), nessuna crisi istituzionale. Piuttosto una sonora sintesi sui numerosi e annosi problemi creatisi negli ultimi decenni, a più livelli.

Responsabilità e sondaggi.

Certo è che le responsabilità oggettive ci sono, sicuramente da dividere più o meno equamente tra tanti protagonisti. Vedremo se e chi sarà disposto a prendersene carico: le decisioni formali e finali sono tutte del Governo; ma il vero artefice della strategia svedese e detentore delle redini del gioco è stato – come ormai ben noto – il dirigente (ed interfaccia) dell’Istituto di Sanità svedese (Folkhälsomyndigheten), Anders Tegnell. Tanto diversamente, da questo esclusivo punto di vista, non poteva forse andare: per questioni culturali, politiche e giuridiche. E poco c’entra il colore politico dell’Esecutivo: i partiti di opposizione, se al governo, difficilmente avrebbero adottato una linea differente (che non hanno comunque mai elaborato neanche per contrastare quella ufficiale).

In questo senso il termometro dell’opinione pubblica registrava, nei primi giorni di dicembre, una confermata fiducia nella strategia svedese (benché con una richiesta sempre più esplicita di restrizioni ed interventi maggiori), ma – al contempo – una importante perdita di consensi nei confronti di tutta la classe politica (di governo e opposizione) e soprattutto di Anders Tegnell e del “suo” istituto. La seconda ondata è stata, in altre parole, la cartina di tornasole della spregiudicatezza con cui l’emergenza da Coronavirus è stata affrontata: dalla lentezza degli inizi, alle previsioni toppate, passando per l’inadeguatezza strutturale e di materiali. Con migliaia di morti sulla coscienza.

La legge sulla pandemia.

Non stupisce allora sapere della pressione che l’Esecutivo, negli stessi giorni prenatalizi, ha esercitato nei lavori preparatori alla “legge sulla pandemia”: inizialmente prevista per l’estate 2021 (sic!), ma già entrata in vigore il 10 gennaio. Un provvedimento, a tratti simile a quello approvato – ma mai applicato – la scorsa estate, che va a riempire temporaneamente quel vuoto costituzionale che ha formalmente impedito di intervenire in modo più deciso e meno controverso di quanto fatto sinora. La legge consentirà al Governo e ad altre autorità di limitare l’accesso (se non chiudere direttamente) numerose attività come teatri, cinema, palestre, campeggi, musei e simili, negozi, centri commerciali, trasporti pubblici e traffico aereo nazionale, parchi e spiagge, nonché sale di ricevimenti privati.

Detto in parole molto povere, la Svezia prepara i cerotti a quasi un anno di distanza dalla deflagrazione. Cerotti, e quindi mini lockdown mirati, che verranno utilizzati solo in caso di situazioni gravissime. Quali non è dato ancora saperlo con precisione.

La sensazione, tutta personale, è che con questo lento e progressivo inasprimento delle restrizioni il cerchio aperto nell’ormai lontano mese di marzo si stia pian piano chiudendo e che queste ultimissime settimane rappresentino, come detto, il giro di boa. Il “där är vi inte än”, il “non siamo ancora a quel punto” di cui si parlava qui, quando tutto era avvolto nella più totale incertezza, è stato più e più volte surclassato dai fatti e dai numeri. Tuttora questo atteggiamento, in parte, continua ad persistere. E se fosse bastato agire con più rapidità e perspicacia, invece che attenersi – stile IKEA – alle istruzioni del protocollo? No, l’elasticità non è affatto un concetto svedese.

Anche se a volte potrebbe sembrare diversamente. Basti pensare al Primo Ministro, Stefan Löfven, che nei giorni in cui esortava la popolazione a limitare gli spostamenti e lo shopping natalizio, ha fatto acquisti in alcuni negozi del centro di Stoccolma; o al ministro della Giustizia, Morgan Johansson, sorpreso il giorno di Santo Stefano in un centro commerciale di Lund; o ancora al capo della Protezione Civile svedese (MSB), Dan Eliasson, dimessosi dal prestigioso incarico per aver effettuato un viaggio alle Canarie per le vacanze natalizie. Ecco, queste sono cose che potrebbero avere delle ripercussioni politiche e portare a crisi istituzionali…non certo l’ “abbiamo fallito” del Re!

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