Coronavirus in Svezia: le menzogne della stampa italiana

La mancanza di rigore della Svezia in tema di strategia contro il Coronavirus è ormai argomento dibattuto un po’ dappertutto. Sia qui, in patria, dove sono sempre numerose le voci critiche nei confronti di Governo e di Folkhälsomyndigheten (l’Istituto Superiore di Sanità svedese); sia nella stampa internazionale, dove fioccano articoli ed interviste.

Che questa strategia esista è un dato di fatto che non poteva certamente passare inosservato. Ma tra criticare e dire falsità il passo è grande. E come purtroppo molto spesso succede, sono tante le notizie sulla Svezia che arrivano in Italia distorte, corrotte, prive di alcun fondamento di verità.

Una in particolare ha cominciato a circolare sabato scorso (11 aprile) in tarda serata, dopo un’intervista televisiva al Primo Ministro svedese Stefan Löfven. La notizia è stata ripresa da tante testate online, e successivamente anche dai tg italiani, a dimostrazione di quanto alcuni singoli giornalisti non verifichino le fonti e non capiscano nemmeno ciò che cercano di riprodurre.

Prendiamo, solo per citarne uno, l’articolo pubblicato da Andrea Tarquini su Repubblica.it. Uno dei peggiori esempi di disinformazione che ho letto sul Coronavirus in Svezia.

Tarquini esordisce così:

CLAMOROSA e vergognosamente tardiva autocritica del premier svedese, il socialdemocratico Stefan Löfven, sull’emergenza coronavirus. “Non abbiamo fatto abbastanza”, ha detto il capo del governo della potenza egemone del Grande Nord all’emittente Svt.

FALSO. Non c’è stata alcuna autocritica del premier svedese. Né clamorosa, né vergognosamente tardiva. Löfven con quel “non abbiamo fatto abbastanza” si riferiva ad una situazione ben più attempata dell’attuale emergenza, che mette le sue radici negli anni Novanta. Finita la Guerra Fredda, che qui si temeva e non poco, in Svezia si è deliberatamente scelto di ridurre o eliminare enormi magazzini di provviste e materiali di vario genere per “cessata emergenza”. Il processo è ulteriormente andato avanti quando Stoccolma è entrata ufficialmente a far parte dell’Unione Europea (1995). Il “non abbiamo fatto abbastanza” di Löfven è da intendersi in modo generale: a causa di questa politica di “disarmo” e di tagli ai finanziamenti di alcuni settori chiave, la Svezia non era (e infatti non lo è stata) nelle condizioni di fronteggiare nessun tipo di crisi. Pandemie o meno, non è questo il punto. In questo senso non credo che la situazione svedese si differenzi molto da quella italiana: basti pensare solamente alla scarsità di materiale protettivo per medici e paramedici.

Andiamo avanti.

Scrive Tarquini:

La Svezia intanto continua a rinviare l’annunciato progetto di legge per poteri eccezionali che consentano un lockdown, e contagi e morti aumentano ogni giorno di piú, fino al punto che proprio là nella patria di welfare e sanità garantiti per tutti dagli anni Trenta le autorità sanitarie hanno dovuto annunciare oggi che in caso estremo di esplosione dell’epidemia le persone dagli 80 anni in su colpiti dl Covid 19 e i sessantenni-settantenni malati e pregiudicati da altre malattie, secondo il Karolinska Institutet (massima autorità scientifica nazionale) non dovranno piú essere automaticamente curati per evitare un collasso totale delle strutture sanitarie.

Tralasciando ad altre circostanze i commenti su grammatica e sintassi, anche qui sintetizziamo il contenuto con un FALSO.

La Svezia non ha mai rinviato “l’annunciato progetto di legge per poteri eccezionali”. Anzi, il Governo ha ottenuto la settimana scorsa il via libera dai partiti di opposizione per procedere alla votazione della proposta in Parlamento. Parlamento che con tutta probabilità si esprimerà positivamente nei prossimi giorni. Tale proposta, chiamata “legge di crisi”, consentirà al Governo di decidere in modo più veloce e snello su eventuali provvedimenti più restrittivi (che sarebbero potuti essere approvati comunque, ma con più passaggi). Nessuno ha mai parlato nel merito di specifiche azioni. Né tantomeno le ha promesse. Cosa che si evincerebbe, anche questa volta, dall’articolo di Repubblica:

la legge [per] imporre un lockdown con ristoranti bar e ogni locale pubblico chiusi e limiti severi alla circolazione in strada e all’uso di metropolitana, bus, tram, treni, voli interni era stata promessa dal governo dieci giorni fa[…]

FALSO!

Sulla cura degli over 80 e di altre tipologie di pazienti, sui posti in terapia intensiva, e su ciò che ha effettivamente detto il Karolinska Institutet (che, per quanto importante, non è la massima autorità scientifica nazionale, altra falsità gratuita), rimando ad un articolo pubblicato su La Rondine che mette un po’ in chiaro le cose.

Tarquini giunge quindi, dal niente, a delle patetiche conclusioni sociopolitiche, quali: “crisi politica e culturale strutturale del modello svedese da decenni esempio di welfare al massimo ed economia insieme supercompetitiva e sempre solidale”; “La movida di Stoccolma va incontro alla morte”; “Per la prima volta nella storia l’intesa a cinque nella Comunità nordica è a un passo dalla rottura.”

E meno male che, a fondo pagina dell’articolo, si legge ben chiaro questo banner con le parole del direttore di Repubblica, Carlo Verdelli.

Coronavirus in Svezia: le menzogne della stampa italiana 1

Certo, come no, verrebbe da dire.

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