Federico Puggioni

Federico Puggioni

Nato a Cagliari, ho studiato a Bologna e Copenhagen. Vivo a Stoccolma dal 2006 dove lavoro come insegnante e guida della città. Sono blogger freelance dal 2005 ed ho collaborato con alcune testate giornalistiche con articoli su Stoccolma e la Svezia. Nel 2014 ho fondato StockholMania Tours, portale attraverso cui offro visite guidate di Stoccolma e dintorni.

Coronavirus: ultime dal fronte svedese [2]

Tutto peggiorerà prima che tutto migliori. Così ha detto il Primo Ministro svedese, Stefan Löfven, durante una conferenza stampa ieri mattina. E i numeri, per quanto soltanto indicativi, sono chiari: ad oggi sono più di 5000 i contagi, quasi 250 i morti, sempre di più i ricoveri. Il picco, si dice, si avrà fra due-tre settimane. Vedremo.

Nel mentre, questo “approccio svedese” alla pandemia continua a far parlare di sé. E accanto ai pochi nuovi provvedimenti restrittivi ufficiali, sono le raccomandazioni a fioccare, come ormai siamo abituati a vedere dall’inizio di questa crisi. Tutto va ancora avanti, rispolverando il libro di grammatica, a furia di condizionali ed a scapito dei talvolta preziosi imperativi: si dovrebbe, sarebbe meglio se, si potrebbe. Veramente pochi i “non fare”.

Ed ecco che soltanto ora, dopo tre settimane, si comincia a consigliare di evitare di organizzare feste, matrimoni e simili. Se si è nelle fasce a rischio, è soltanto ora, dopo tre settimane, che si sconsiglia di andare a fare la spesa o incontrarsi con altre persone. È soltanto ora, dopo tre settimane, che i negozi, i supermercati e pure i mezzi pubblici dovrebbero garantire la “distanza di sicurezza” tra i rispettivi utenti. Dovrebbero. Come se fosse facile impedire a chi deve andare a lavoro di salire su un autobus (che magari nel frattempo ha ridotto il numero di corse) nelle ore di punta.

Tra i pochi divieti assoluti approvati, c’è quello di visitare le case di riposo. Questo dopo i tantissimi contagi (e decessi) registrati tra gli anziani ospiti. Peccato che sino a qualche giorno fa l’epidemiologo di Stato (questo il suo titolo) Anders Tegnell e Folkhälsomyndigheten (l’Istituto superiore di sanità svedese) di cui è dirigente, proclamassero quanto fossero stati bravi a limitare il numero dei casi registrati nelle fasce a rischio. Tegnell e Folkhälsomyndigheten che sempre meno velatamente alludono all’immunità di gregge. Riassumendo il ragionamento dell’epidemiologo, scrive a tal proposito il quotidiano DN: “Fra un mese la Svezia comincerà ad avvicinarsi all’immunità di gregge”. Il prezzo di questo cinismo a nessuno è dato saperlo.

Tutto questo mentre si allestisce un ospedale da campo nella Fiera di Stoccolma e vengono allungate le giornate lavorative del personale medico e paramedico (con adeguamento dello stipendio), mentre dilaga la polemica sulle protezioni dello stesso personale (per cui qui si sono fatte “considerazioni diverse” rispetto alle linee guida dell’OMS), mentre la situazione economica comincia davvero a diventare drammatica per molti. Due esempi illustri: il Museo Vasa e il Museo all’aria aperta di Skansen, due delle attrazioni principali della capitale svedese, hanno dichiarato di avere ormai pochissima liquidità nelle casse. Vero è che, essendo a partecipazione statale, non dovrebbero soffrire conseguenze di lungo periodo. Ma senza gli introiti provenienti dalla vendita dei biglietti, in molti rischiano di perdere il lavoro nelle prossime settimane. La cosa ha smosso tante coscienze e in parecchi, nel caso di Skansen, hanno acquistato – a mo’ di sostegno –  l’abbonamento annuale. Ma il Museo Vasa ha chiuso i battenti a tempo indeterminato.

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