Federico Puggioni

Federico Puggioni

Nato a Cagliari, ho studiato a Bologna e Copenhagen. Vivo a Stoccolma dal 2006 dove lavoro come insegnante e guida della città. Sono blogger freelance dal 2005 ed ho collaborato con alcune testate giornalistiche con articoli su Stoccolma e la Svezia. Nel 2014 ho fondato StockholMania Tours, portale attraverso cui offro visite guidate di Stoccolma e dintorni.

Coronavirus: ultime dal fronte svedese [3]

Un altro piccolo aggiornamento sulla situazione coronavirus in Svezia.

Innanzi tutto non è vero che la Svezia si è ricreduta ed ha invertito la rotta in termini di lotta al contagio. O almeno non ancora.

Ciò che è vero è che il Governo svedese ha quasi ottenuto dal Parlamento una autonomia decisionale maggiore, vista la situazione del tutto eccezionale. In altre parole, se il Governo deciderà di adottare dei provvedimenti più restrittivi, non avrà bisogno dell’avallo del Parlamento.

Vigono ancora le solite raccomandazioni che vengono ormai ripetute alla nausea da più parti. Con effetti altalenanti e spesso opposti a quelli voluti.

Under 30 e over 65. Sono questi i gruppi che, generalizzando, stanno creando le maggiori insidie alla linea adottata. Se è vero che lo svedese medio, sempre generalizzando, considera i dettami delle istituzioni come sacri, è anche vero che sono tante le persone – tra i più giovani e tra i più anziani – che ancora non hanno ben chiara la gravità della situazione. E se per i giovani si tratta, spesso, di una cosa fisiologicamente comprensibile, per gli anziani un po’ meno. Si è dovuto addirittura scomodare il Re in persona per richiamare all’ordine i suoi coetanei. Ma l’arrivo della primavera e le giornate di sole sono, soprattutto per gli svedesi, come la calamita per l’ago: difficile stare a casa, non vedere gli amici e – soprattutto – non frequentare giardini, cafè e tavolini all’aperto.

A proposito di movimenti nella città di Stoccolma, negli ultimi giorni la tendenza è stata pressapoco questa: centro storico deserto, la zona della City mediamente frequentata, parchi cittadini abbastanza affollati e aumento delle presenze nelle strade delle periferie (chi non va in centro, popola le vie e gli esercizi dei rispettivi quartieri). E se si dà retta ai numeri che Google ha comunicato qualche giorno fa (cifre che, benché limitate, mostrano quanto sia cambiata la geografia degli spostamenti nei vari Paesi), si scopre che sì, anche in Svezia c’è stato sicuramente un calo di presenze in negozi, ristoranti, supermercati e posti di lavoro, ma molto minore rispetto a Paesi con caratteristiche simili.

Ecco quindi l’eventualità di obbligare ristoranti e café a chiudere i battenti nei prossimi giorni (cosa che il Governo ora può fare immediatamente, senza voto in Parlamento). Ma finché ciò non avviene in maniera ufficiale, sono i singoli esercizi a decidere come comportarsi.

Occorrerebbe poi aprire un capitolo a parte e parlare del traffico pasquale in uscita dalla città in direzione delle case di campagna: già da ieri il flusso di auto nelle autostrade è aumentato in modo considerevole. Nonostante la raccomandazione esplicita di non mettersi in viaggio. Ma vedremo in questi giorni cosa succederà.

Nel mentre, sebbene la crescita dei contagi non sia esponenziale e la curva dia segnali di appiattimento, l’emergenza continua in tutta la sua drammaticità: a oggi sono più di 9000 i contagiati ufficiali e più di 800 i morti in tutto il Paese. Quella di Stoccolma è la contea più interessata. E nel comune di quest’ultima sono le municipalità di Rinkeby-Kista e di Spånga-Tensta quelle ad essere in assoluto più colpite: le erroneamente chiamate no-go zones, quartieri periferici, difficili, abitati prevalentemente da immigrati, spesso denigrati nelle cronache. I quesiti, a più livelli, posti da tale dato sono seri e allarmanti. La politica dovrà far fronte anche a questo.

Per chiudere, due dati curiosi. Systembolaget, la catena di negozi di alcol del monopolio statale, ha fatto registrare un deciso incremento di vendite nelle ultime settimane. In Svezia si beve e si sa: ma, evidentemente, in tempi di crisi si beve molto di più. E poi i rifiuti: le postazioni cittadine per la raccolta differenziata sono state spesso prese d’assalto da centinaia di cittadini in preda ad attacchi di pulizia compulsiva di scantinati, balconi e simili. Stare a casa, forse, non è soltanto una cattiva cosa. Ora lo dice chiaramente anche SL, l’azienda dei trasporti pubblici della capitale, con degli annunci un po’ improvvisati. Come questo qui sotto.

Coronavirus: ultime dal fronte svedese [3] 1
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