Federico Puggioni

Federico Puggioni

Nato a Cagliari, ho studiato a Bologna e Copenhagen. Vivo a Stoccolma dal 2006 dove lavoro come insegnante e guida della città. Sono blogger freelance dal 2005 ed ho collaborato con alcune testate giornalistiche con articoli su Stoccolma e la Svezia. Nel 2014 ho fondato StockholMania Tours, portale attraverso cui offro visite guidate di Stoccolma e dintorni.

Ibrahimović: tra cinema e grammatica

zlatanImpossibile esserne indifferenti: o lo si ama o lo si detesta, difficile una via di mezzo. Stiamo parlando di Zlatan Ibrahimović, uno degli svedesi più in vista degli ultimi quindici anni, sia in patria che all’estero.

Cresciuto in un difficile sobborgo di Malmö, con la sua carriera è riuscito a riscattarsi da una realtà che altrimenti lo avrebbe probabilmente inghiottito e relegato ai margini della società. Con il suo carattere introverso, burbero e spesso scontroso è riuscito a diventare uno dei migliori (se non il migliore) calciatore svedese di tutti i tempi, facendosi largo a suon di goal e di botte sul campo. Ha avuto sicuramente degli ottimi consiglieri: la sua carriera avrebbe potuto prendere certamente una piega diversa, anche se il suo destino sembrava essere già segnato sin da quando calcava i campi del suo quartiere.

Non è chiaro cosa pensassero i fratelli Magnus e Fredrik Gertte quando, nel 2001, girarono un film-documentario sulla squadra del Malmö FF: Zlatan Ibrahimović, all’epoca appena ventenne, era allora una giovane promessa del club, con continui sbalzi di umore e problemi comportamentali. Non proprio (e non ancora) una star come tanti già dicevano e come lo stesso Zlatan si considerava.

Ciò che è sicuro è che il materiale allora raccolto dai due fratelli, e soprattutto quello che non trovò spazio nel documentario, assunse un valore del tutto particolare con il passare degli anni: la storia quasi anonima di un ragazzo che giocava con il computer in un appartamento di Rosengård, marinava la scuola e litigava con i suoi coetanei, è diventata la storia di uno dei più grandi calciatori del mondo.

Il nuovo film-documentario “Il giovane Zlatan” dei fratelli Gertte racconta proprio questo: come Ibrahimović è diventato quell’Ibrahimović che oggi ben conosciamo. Un film che diverte ed emoziona.

Un viaggio tra le difficoltà di un giovane ragazzo, figlio di immigrati, partito dalle periferie di una città (e di una società) e diventato uno dei personaggi più famosi e discussi di Svezia e non solo. Un viaggio in un carattere dai mille lati diversi: timido ed introverso, scontroso ed a tratti violento, con un enorme fiducia nei (e consapevolezza dei) propri mezzi, ma sempre accompagnato da una sottile ironia (ed a volte autoironia), segnale indiscusso di intelligenza. È la storia di Zlatan uomo più che di Zlatan sportivo: un personaggio amato, detestato, invidiato, preso in giro ed esaltato. Un personaggio talmente particolare che nel vocabolario svedese è entrato a far parte – dopo che è stato coniato dalla stampa francese nel 2012 – il verbo “att zlatanera” (che si potrebbe italianizzare con “zlatanare”) che ha il significato di “dominare, ottenere qualcosa con la forza”. 

Curioso no?

Ecco il trailer del film.

[embedyt] http://www.youtube.com/watch?v=B-7YJ030MTg[/embedyt]

 

 

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