Stoccolma e la Svezia come nessuno te le ha ancora raccontate.
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Immagine di Annalisa Piccolo

Annalisa Piccolo

Vivo a Stoccolma dal 2020 e ho una laurea in Lettere. Appassionata di letteratura, arte e architettura, esploro la città con lo spirito del flâneur, interessandomi in particolare al periodo tra fine Ottocento e inizio Novecento. Accompagno i visitatori tra musei, quartieri storici e angoli nascosti, condividendo curiosità, dettagli architettonici e storie che rivelano l’anima di Stoccolma.
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Il restauro del Palazzo Reale: un’impresa monumentale che racconta 300 anni di storia.

Chi passa spesso davanti al Palazzo Reale di Stoccolma ha ormai familiarità con ponteggi, teli e impalcature. La domanda che molti si pongono è sempre la stessa: che cosa stanno restaurando da così tanto tempo?

La risposta è sorprendente: è in corso il più grande intervento di recupero e restauro mai realizzato in Svezia in epoca moderna, un progetto iniziato nel 2011 e che, secondo le stime attuali, si concluderà intorno al 2050.

Il Palazzo Reale, così come lo conosciamo oggi, nasce tra la fine del Seicento e i primi anni del Settecento, quando la Svezia era una grande potenza europea. L’architetto Nicodemus Tessin il Giovane immaginò un palazzo imponente, ispirato ai modelli barocchi romani. Le sue facciate, decorate con statue, rilievi, medaglioni e centinaia di dettagli scolpiti in pietra arenaria gotlandese, resero l’edificio uno dei capolavori dell’architettura barocca europea. Già a partire dal Settecento, però, si comprese che quella pietra così scenografica aveva un grande limite: era estremamente porosa e sensibile agli agenti atmosferici. La sua erosione progressiva accompagnò tutto il corso della storia del palazzo, fino all’episodio del 2005, quando una delle balaustrate si staccò e cadde dal tetto. Fu un campanello d’allarme serio, che portò a un’ispezione approfondita e alla decisione di avviare un intervento di restauro radicale, mai tentato prima su questa scala.

Photo: Peder Lindbom, AIX Arkitekter

La scelta originale di utilizzare la pietra arenaria gotlandese non fu casuale. Quest’arenaria, estratta sull’isola di Gotland, nel Mar Baltico, era molto apprezzata per la sua lavorabilità e per il suo colore caldo, capace di riflettere la luce nordica con una morbidezza particolare. Si tratta di una roccia sedimentaria formata da granelli di quarzo legati da un cemento naturale. Proprio questa composizione, che la rendeva ideale per la scultura barocca e per le superfici riccamente modellate del palazzo, costituisce però anche la sua vulnerabilità: la pietra assorbe facilmente acqua e umidità, e nel corso dei secoli il gelo, la pioggia e l’inquinamento ne hanno accelerato la disgregazione. La storia del Palazzo Reale è quindi anche la storia di un materiale bellissimo ma delicato, che ha richiesto attenzione costante sin dalle origini.

Photo: Peder Lindbom, AIX Arkitekter

Balaustra prima del restauro, 2015

Photo: Peder Lindbom, AIX Arkitekter

Balaustra dopo il restauro, 2018

Dal 2011 il Palazzo Reale è attraversato da un lavoro lento e complesso, suddiviso in ventidue fasi che procedono una dopo l’altra. Ogni parte della facciata, grande complessivamente trentamila metri quadrati, richiede un’attenzione minuziosa. Le pietre più danneggiate vengono sostituite, altre vengono scolpite nuovamente a mano e rimontate. Le sculture di maggior pregio vengono restaurate e consolidate attraverso interventi conservativi mirati. La difficoltà principale sta nel fatto che ciascun elemento è unico: non esistono pezzi standardizzati o riproducibili in serie. Ogni pietra deve essere misurata, modellata e lavorata individualmente.  

All’inizio si sperava di continuare a utilizzare la pietra arenaria di Gotland, per coerenza storica e materica. Tuttavia la produzione attuale dell’isola non è sufficiente a coprire la quantità necessaria. Sono quindi state identificate cave compatibili in Germania, Polonia e Svizzera. I blocchi seguono un percorso sorprendentemente complesso: vengono estratti, lavorati in un centro specializzato di lavorazione della pietra vicino a Copenaghen, trasferiti in un deposito a Kumla, in Svezia, e infine montati sulla facciata a Stoccolma. È un vero e proprio viaggio internazionale per rimettere ogni tassello al suo posto!

Photo: Peder Lindbom, AIX Arkitekter

Dietro i ponteggi nel 2017. Le nuove volute delle finestre sono realizzate con metodi artigianali tradizionali.

Photo: Peder Lindbom, AIX Arkitekter

Dettaglio della cariatide che si affaccia sul cortile esterno, dopo il restauro nel 2021.

Negli ultimi anni i lavori hanno restituito nuova vita a molte delle parti più visibili del palazzo. Sulla facciata ovest sono tornate ben visibili le grandi cariatidi alte cinque metri e i medaglioni con i ritratti dei monarchi. 

Il restauro ha anche portato a un importante studio dei colori originali, che ha condotto alla scelta dell’attuale tonalità rosa caldo, più vicina a quella che il palazzo aveva nel Settecento. 

Ci si potrebbe chiedere perché questo progetto richieda così tanto tempo. Le ragioni sono molte, ma una spicca più di tutte: si tratta di un lavoro artigianale, in cui la tecnologia moderna aiuta, ma non sostituisce la mano umana. Ogni dettaglio deve essere ricostruito con precisione, rispettando le tecniche, le proporzioni e lo spirito dell’edificio originale.

Inoltre il Palazzo Reale oltre ad essere un monumento è una sede di rappresentanza, un luogo di lavoro e una meta visitata ogni anno da centinaia di migliaia di persone. Il restauro deve quindi convivere con la vita quotidiana del palazzo, adattandosi ai suoi ritmi.

C’è qualcosa di profondamente affascinante in questo progetto quasi interminabile. Racconta un modo particolare di custodire il patrimonio: un modo senza fretta, che si prende il tempo necessario per fare le cose bene, che considera il valore culturale superiore alla rapidità del risultato. Quando si attraversa Slottsbacken, la strada di Gamlastan che porta verso il palazzo, e si alza lo sguardo verso la facciata, è facile vedere soltanto ponteggi e lavori. Ma basta soffermarsi un istante per cogliere ciò che sta accadendo davvero: un restauro monumentale che collega il presente ai tre secoli di storia scolpiti nella pietra del palazzo.


Le immagini utilizzate in questo articolo sono pubblicate con gentile autorizzazione del fotografo Peder Lindbom e dello studio AIX Arkitekter AB.

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