Federico Puggioni

Federico Puggioni

Nato a Cagliari, ho studiato a Bologna e Copenhagen. Vivo a Stoccolma dal 2006 dove lavoro come insegnante e guida della città. Sono blogger freelance dal 2005 ed ho collaborato con alcune testate giornalistiche con articoli su Stoccolma e la Svezia. Nel 2014 ho fondato StockholMania Tours, portale attraverso cui offro visite guidate di Stoccolma e dintorni.

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Il testamento di Nobel

Parigi, 27 novembre 1895

Siamo a Parigi presso l’Associazione svedese-norvegese. È il 27 novembre 1895. Alfred Nobel, conscio dell’enorme fortuna messa da parte grazie al suo lavoro e alle sue numerossime invenzioni, sottoscrive le sue ultime volontà, quelle definitive. Ecco uno stralcio del testamento:

il capitale, dai miei esecutori testamentari impiegato in sicuri investimenti, dovrà costituire un fondo i cui interessi si distribuiranno annualmente in forma di premio a coloro che, durante l’anno precedente, più abbiano contribuito al benessere dell’umanità. Detto interesse verrà suddiviso in cinque parti uguali da distribuirsi nel modo seguente: una parte alla persona che abbia fatto la scoperta o l’invenzione più importante nel campo della fisica; una a chi abbia fatto la scoperta più importante o apportato il più grosso incremento nell’ambito della chimica; una parte alla persona che abbia fatto la maggior scoperta nel campo della fisiologia o della medicina; una parte ancora a chi, nell’ambito della letteratura, abbia prodotto il lavoro di tendenza idealistica più notevole; una parte infine alla persona che più si sia prodigata o abbia realizzato il miglior lavoro ai fini della fraternità tra le nazioni, per l’abolizione o la riduzione di eserciti permanenti e per la formazione e l’incremento di congressi per la pace.

Nobel muore a Sanremo il 10 dicembre dell’anno successivo e chissà se aveva anche solo immaginato lo scalpore che il testamento avrebbe suscitato alla sua lettura. Innanzi tutto tra i familiari, che si vedevano riconosciuta solo una minima parte dell’eredità. Poi, e soprattutto, a livello generale: in pochi avrebbero scommesso che “il mercante della morte” (così lo aveva apostrofato, credendolo morto, un giornale francese in un necrologio) avrebbe destinato un’enorme fetta del suo patrimonio ad uno scopo così filantropico. Passino, poi, i riconoscimenti in ambito scientifico; ma l’istituzione dei premi per la letteratura e la pace fece certamente drizzare i capelli a parecchi.

Nobel, pacifista o guerrafondaio?

In realtà, Alfred Nobel aveva una grande passione per la letteratura: lui stesso scrisse delle poesie e dei drammi e disponeva di una ricchissima biblioteca personale con migliaia di volumi. Sulla pace, invece, il discorso si fa più complicato. Anche tra chi si è occupato della questione ci sono dei pareri discordanti: c’è chi sostiene che Alfred già da giovane fosse interessato al tema; c’è chi, al contrario, è più propenso a credere che tutto sia frutto di un ragionamento degli ultimi anni di vita.

Le cose sicure sono comunque due.

1) Nobel nacque e crebbe in una famiglia estremamente legata alla produzione ed al mercato delle armi: il padre Immanuel diede un forte contributo alla produzione delle mine sottomarine russe durante la guerra di Crimea e lo stesso Alfred fu impegnato attivamente nello sviluppo di nuove armi ed esplosivi ad uso bellico. Oltre alla dinamite, uno dei suoi tanti brevetti riguardò la balistite – la polvere da sparo senza fumo – di cui vendette i diritti al governo italiano e di cui aprì una fabbrica ad Avigliana, nel torinese. Due anni prima di morire, Alfred Nobel acquistò le quote di una nota fabbrica di armi svedese, la Bofors.

2) La stretta amicizia, testimoniata da una copiosa corrispondenza, tra Alfred Nobel e la baronessa Bertha von Suttner (sua ex segretaria a Parigi), fu sicuramente di fondamentale importanza nel processo che poi portò all’istituzione del premio per la Pace. Bertha dedicò infatti gran parte della sua vita alla questione, impegnandosi in prima persona nell’organizzazione di congressi e conferenze di pace, nello sviluppo delle prime società pacifiste, in quello della Corte permanente di arbitrato dell’Aia e nella stesura di varie opere (il suo “Giù le armi” del 1889 costituisce il manifesto del suo pensiero). Secondo la stessa von Suttner, Alfred Nobel si dimostrò sempre interessato al tema, benché in forma biunivoca: pare che lui pensasse (e probabilmente lavorasse) alla creazione di un’arma talmente potente che avrebbe potuto costituire un deterrente alla guerra. Con quest’arma tutte le nazioni civili avrebbero sciolto i propri eserciti, scrisse una volta Nobel alla baronessa. In un certo senso, quindi, un antecedente al dibattito sulla bomba atomica e sull’equilibrio del terrore. Nobel, inoltre, finanziò diversi movimenti pacifisti (come l’Associazione austriaca per la pace) e cercò – da dietro le quinte e senza troppa fortuna – di influenzare il dibattito. Comunque con molto scetticismo ed una buona dose di distacco. Probabilmente non vedeva, Nobel, alcun conflitto di interessi tra la sua attività di scienziato ed il suo, occorre dire presunto, pacifismo.

Ciò che però risulta essere molto chiaro è che l’istituzione del premio per la Pace sia stato un favore disinteressato – ed un palese riferimento – alla sua amica Bertha:la persona che più si sia prodigata o abbia realizzato il miglior lavoro ai fini della fraternità tra le nazioni, per l’abolizione o la riduzione di eserciti permanenti e per la formazione e l’incremento di congressi per la pace”. Tanto per citare nuovamente il suo testamento. E Bertha von Suttner fu insignita del riconoscimento nel 1905: prima donna nella sua categoria, e seconda donna in assoluto a vincere il Nobel. 

La cerimonia di consegna del Premio Nobel si tiene ogni 10 dicembre (anniversario di morte di Alfred) a Stoccolma per i premi per Chimica, Fisica, Letteratura, Medicina ed Economia (quest’ultimo istituito postumo dalla Banca centrale svedese); a Oslo per il solo Premio per la Pace. Il perché della scelta della capitale norvegese è da ricercare nel fatto che all’epoca della redazione del testamento Svezia e Norvegia appartenevano ad una Unione che aveva a capo il sovrano svedese: unione che si sarebbe comunque disciolta da lì a qualche anno. Non è ben chiaro il motivo per cui Nobel decise questa ripartizione: alcuni dicono che fece così per placare le tensioni tra i due Paesi; altri sostengono che Nobel avesse più fiducia nei politici norvegesi che in quelli svedesi.

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