La festa di San Martino in Svezia

Wilfred Thompson - San Martino e il mendicante

Mårtensafton, la vigilia di Martino

Raramente in Svezia, da Paese protestante e sempre più laico quale è, si può parlare di usanze, tradizioni o feste esclusivamente locali. E tra quelle che resistono (o che sono state riscoperte in tempi più recenti) nessuna ha una connessione a retaggi religiosi, magari presenti anche in altre nazioni. Nessuna tranne una: San Martino.

Evidentemente, a queste latitudini, è poco probabile parlare di “Estate di San Martino” come avviene in varie regioni italiane; né tantomeno esiste l’usanza di mangiare castagne o bere vino. O di alludere agli infedeli, o ai “cornuti”, di cui – si dice – San Martino sia il protettore (e non perché qui non ne esistano!).

Tuttavia, in qualsiasi calendario svedese (che non prevede, in nome del luteranesimo, il culto dei santi) le date del 10 e 11 novembre hanno lo stesso riferimento onomastico: il 10 è il giorno di Martin (o Martina); l’11 è il giorno di Mårten (la versione scandinava del nome Martin). In particolare, la sera tra questi due giorni è chiamata Mårtensafton, “la vigilia di Martino”, a sottolineare il carattere festivo di questa ricorrenza (come succede per le altre feste importanti quali Natale, Pasqua e Mezza estate).

Ma cosa c’entra allora San Martino? Facciamo un passo indietro nel tempo.

La leggenda di San Martino di Tours

Martino era un soldato dell’Impero Romano di stanza in Francia. Uno dei suoi compiti era quello di sorvegliare le guarnigioni ed i posti di guardia nelle ore notturne. La leggenda ci racconta che una notte d’inverno del 335 Martino si imbattè in un mendicante seminudo: spinto da tanta pietà decise di strappare in due la sua tonaca militare e di donarne una metà al pover’uomo. La notte seguente Martino vide in sogno Gesù vestito con la metà della sua tonaca, che tornò nuovamente integra al suo risveglio…

Da lì cominciò il processo di conversione al cristianesimo che portò Martino, diversi decenni dopo, ad abbandonare l’esercito e a diventare prima eremita, poi monaco. Anche grazie alla sua indole generosa venne poi nominato vescovo della cittadina francese di Tours ma, forse spaventato dalla troppa responsabilità dell’incarico, pensò di nascondersi e mimetizzarsi in una stalla di oche. Non fu esattamente una buona pensata: le oche, starnazzanti, rivelarono ben presto il nascondiglio di Martino, il quale altra scelta non ebbe che quella di accettare la nomina. Pare poi che lo stesso neovescovo, per vendetta, decise di banchettare con una delle oche traditrici e “infedeli”…

San Martino da Tours morì l’8 novembre 397. Il funerale ebbe luogo tre giorni dopo, l’11 di novembre. Questa la ragione per cui la commemorazione del santo avviene in tale data. Data che, tradizionalmente, sanciva anche l’inizio del digiuno prenatalizio (usanza ormai scomparsa). Ma lo stesso giorno è diventato, per convenzione, anche quello che mette fine alla stagione del raccolto e quello in cui si comincia a spillare il vino novello: anticamente era infatti proprio in questo periodo che si riscuoteva la “decima” e i lavori nelle campagne si concludevano. E i mezzadri, scaduto l’accordo con i latifondisti, si trasferivano da qualche altra parte. Non prima però di aver ricevuto una buonauscita composta da vino, castagne o prodotti del raccolto.

San Martino in Svezia e l’oca di Martino

E in Svezia? Le prime tracce di questa ricorrenza risalgono al novembre 1557: in una fattoria a sud di Stoccolma si consumò “un’oca di Martino”, probabilmente per unire in una unica festa il sacro (appunto la commemorazione del santo) e il profano (la fine del raccolto). Pare poi che la tradizione si sia diffusa in altre zone della Svezia ma, a partire dal 1700, allorché diventò sempre più complicato disporre di oche, l’usanza scomparve quasi del tutto. Unica eccezione la fece la Scania, la regione meridionale del Paese. Ed è proprio lì che è sopravvissuta sino ai giorni nostri.

Fu però una salumeria di Stoccolma, intorno al 1850, a reintrodurre l’oca nella gastronomia locale. Seguita a ruota da un ristorante, una decina di anni dopo, che elaborò un vero e proprio menù per la “vigilia di Martino”: oca arrosto, “minestra nera” (a base di sangue d’oca e brodo) e una torta di mele. E se è vero che “Mårtensafton” è una festa circoscritta alla Scania, è anche vero che sono ormai numerosi i ristoranti in tutta la Svezia a proporre questo menù a tema…

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