Federico Puggioni

Federico Puggioni

Nato a Cagliari, ho studiato a Bologna e Copenhagen. Vivo a Stoccolma dal 2006 dove lavoro come insegnante e guida della città. Sono blogger freelance dal 2005 ed ho collaborato con alcune testate giornalistiche con articoli su Stoccolma e la Svezia. Nel 2014 ho fondato StockholMania Tours, portale attraverso cui offro visite guidate di Stoccolma e dintorni.

L’accordo di dicembre

Avevamo parlato anche noi della crisi di Governo ufficializzata dal Primo Ministro svedese, Stefan Löfven, nei primi giorni dello scorso dicembre. A seguito della bocciatura clamorosa della legge di bilancio, Löfven aveva individuato nelle elezioni anticipate una possibile via di fuga da una situazione estremamente ingarbugliata. La prima data utile per richiamare ufficialmente gli svedesi alle urne era il 29 dicembre scorso.

"Stefan Löfvens regering 2014" av Frankie Fouganthin - Eget arbete. Licensierad under CC BY-SA 4.0 via Wikimedia Commons - http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Stefan_L%C3%B6fvens_regering_2014.jpg#mediaviewer/File:Stefan_L%C3%B6fvens_regering_2014.jpg
“Stefan Löfvens regering 2014” av Frankie Fouganthin – Eget arbete. Licensierad under CC BY-SA 4.0 via Wikimedia Commons – http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Stefan_L%C3%B6fvens_regering_2014.jpg#mediaviewer/File:Stefan_L%C3%B6fvens_regering_2014.jpg

Tutto sembrava ormai deciso e scontato. Ma, qualche giorno prima di quella data, è successo qualcosa. Un qualcosa che, nonostante le avvisaglie fossero nell’aria già dalla settimana precedente, ha spiazzato addetti ai lavori e commentatori politici: le elezioni anticipate non ci saranno, ha comunicato il Primo Ministro durante una conferenza stampa.

La decisione è stata frutto di un lavoro sotterraneo che ha portato al così chiamato “Decemberöverenskommelse“: l’accordo di Dicembre. Un accordo stipulato tra i due partiti di Governo (Socialdemokraterna e Miljöpartiet) e i quattro partiti della coalizione, ora all’opposizione, di Alliansen. Sono rimasti fuori da questo compromesso Vänsterpartiet, il partito di sinistra che appoggia il Governo Löfven, e – ovviamente – Sverigedemokraterna (il famoso ago della bilancia, ancora una volta giocoforza influente nell’attuale agenda politica svedese).

Cosa prevede l’accordo di dicembre. Innanzi tutto ha un limite temporale: varrà dalla primavera di quest’anno – durante la quale si discuteranno, come da prassi, eventuali modifiche al budget (dell’opposizione) approvato lo scorso dicembre – e scadrà nel 2022. Lo spazio di due legislature, quindi.

I punti cardine dell’accordo prevedono che: a) a partire dalla prossima occasione, per la formazione di un nuovo governo venga proposto il candidato Primo Ministro che abbia l’appoggio del gruppo di partiti più grande; b) un governo di minoranza abbia la possibilità di far passare la sua legge di bilancio (con l’astensione pilotata dei partiti firmatari dell’accordo); c) non ci sia la possibilità di approvare leggi stralcio alla legge di bilancio; d) i partiti firmatari dell’accordo debbano collaborare attivamente per questioni riguardanti sicurezza, pensioni ed energia.

Il governo e la legislatura sono salvi. I partiti di Alliansen hanno abbassato i toni. Le elezioni “extra” non indette. Evidentemente, alla speranza di totalizzare qualche seggio in più in Parlamento ha prevalso, per entrambi gli schieramenti, la paura di ritrovarsi – alla chiusura delle urne – con in mano un nulla di fatto. O, ancor peggio, con il partito di Sverigedemokraterna ancora più forte ed influente di quanto già sia (e gli ultimi sondaggi confermano il trend di crescita). Perché lo spirito di questo “accordo di dicembre” risulta abbastanza chiaro: meglio evitare danni peggiori.

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