Stoccolma e la Svezia
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Federico Puggioni

Federico Puggioni

Nato a Cagliari, ho studiato a Bologna e Copenhagen. Vivo a Stoccolma dal 2006 dove lavoro come insegnante e guida della città. Sono blogger freelance dal 2005 ed ho collaborato con alcune testate giornalistiche con articoli su Stoccolma e la Svezia. Nel 2014 ho fondato StockholMania Tours, portale attraverso cui offro visite guidate di Stoccolma e dintorni.
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Svezia: probabile crisi di governo

Il Governo svedese presieduto da Stefan Löfven è seriamente in bilico. Queste che seguono potrebbero essere le sue ultime ore.

La situazione è alquanto delicata: il tutto ruota attorno alla approvazione parlamentare della Finanziaria per il 2015, prevista per domani. La prassi vuole che i vari gruppi parlamentari presentino le loro proposte di budget. Oggetto della prima votazione sono le proposte dei gruppi/partiti che hanno meno deputati: il documento che totalizza meno voti viene automaticamente eliminato dai giochi. Alla seconda votazione, si fronteggiano la proposta vincitrice alla prima votazione e la proposta dei partiti di maggioranza/maggioranza relativa: il Governo e la coalizione che lo appoggia. Solitamente passa quest’ultima in quanto – sempre secondo la prassi – il gruppo sconfitto al primo scrutinio si astiene durante la seconda votazione. A maggior ragione se si è in presenza di un governo di minoranza.

Ma le elezioni Politiche svedesi dello scorso settembre hanno lasciato sul campo, come era stato ampiamente previsto da sondaggi e opinionisti, molta incertezza e pochissima stabilità: i Socialdemocratici hanno sì – in coalizione con Miljöpartiet (Partito dei Verdi) – potuto formare un governo, ma in regime di maggioranza relativa. Si sapeva già che tutti i provvedimenti parlamentari, per essere approvati, avrebbero avuto bisogno del sostegno di qualche voto favorevole (o di astensioni) da parte dell’opposizione. In Svezia non sarebbe stata e non è di certo una novità.

"Stefan Löfven talar vid Sergels torg i maj 2014" av Frankie Fouganthin - Eget arbete. Licensierad under CC BY-SA 3.0 via Wikimedia Commons.
Stefan Löfven talar vid Sergels torg i maj 2014” av Frankie FouganthinEget arbete. Licensierad under CC BY-SA 3.0 via Wikimedia Commons.

La questione più significativa – anche questa ampiamente prevista – riguardava e riguarda il ruolo del partito outsider, diventato terza forza politica del Paese: Sverigedemokraterna. Il famoso partito di estrema destra, nazionalista e razzista. Si sapeva che i suoi deputati non sarebbero rimasti a guardare, né tantomeno avrebbero appoggiato il governo di centrosinistra allo stesso modo di come fecero con il governo di centrodestra targato Fredrik Reinfeldt.

Ed ecco. L’inghippo è tutto qua. Nella votazione di domani, Sverigedemokraterna (partito con minor numero di deputati all’interno del Parlamento) vedranno bocciata la propria proposta di budget alla prima votazione. Ma alla seconda, invece di seguire la prassi e astenersi, romperanno la tradizione e voteranno in tronco per la proposta di Alliansen (la coalizione di centrodestra all’opposizione). E se Alliansen e Sverigedemokraterna votano insieme, la maggioranza assoluta è tutta per loro.

Detto in altre parole: il Governo si troverebbe a governare, per assurdo, con una finanziaria messa a punto ed approvata dall’opposizione. Stefan Löfven ha già fatto sapere che, se le cose andassero effettivamente così, rassegnerebbe immediatamente le dimissioni da Primo Ministro.

Ciò che spaventa di più è però un altro aspetto: Sverigedemokraterna hanno comunicato chiaramente che si ostineranno a non votare alcuna proposta di budget (indipendentemente dallo schieramento di provenienza) se non verranno seguite le proprie direttive (soprattutto in tema di immigrazione). Una minaccia, nemmeno troppo velata.

Il rischio è quindi concreto. Le ore concitate di questo pomeriggio hanno visto uno Stefan Löfven visibilmente scosso indire in tutta fretta una conferenza stampa. Ai duri attacchi contro il gesto di totale irresponsabilità di Sverigedemokraterna, ha fatto seguito un disperato invito ai partiti della coalizione Alliansen per un immediato incontro nella sede del Governo.

In questi minuti (quando si scrive questo articolo sono le 22.30) il capo del Governo sta cercando di trovare un compromesso: la prima scelta è quella di evitare la altrimenti certa e rovinosa sconfitta di domani. In che modo? Rimandando il voto e inviando la proposta di budget ad una commissione parlamentare che si occupa di questioni economiche, per una eventuale modifica bipartisan del documento. Ma se le possibilità d’accordo tra i vari partiti risultassero – già da questa sera – molto strette (se non nulle), lo scenario si farebbe ancora più complicato. E pare essere proprio quest’ultima la direzione: difficilmente i partiti di Alliansen faranno da bastone al governo rosso-verde di Stefan Lövfen.

In caso il voto di domani non venisse rinviato e – soprattutto – in caso di sconfitta, la sopravvivenza dell’Esecutivo Löfven sarebbe in discussione dopo nemmeno due mesi di governo attivo. Le alternative non sono tante. Come detto, difficilmente Löfven si rassegnerebbe a governare con una finanziaria di stampo borghese, né tantomeno con l’attuale finanziaria in vigore (anch’essa messa a punto dal governo borghese di Reinfeldt lo scorso anno): la nuova legge deve essere approvata prima di Natale per far sì che sia valida già a partire da gennaio (in caso contrario, anche per il 2015 avrà valore il budget 2014). I margini di tempo sono in ogni caso molto ridotti.

Forse si tenterebbe di formare un nuovo esecutivo, guidato sempre da Lövfen, senza il Partito dei Verdi, in modo da ottenere un appoggio esterno da uno o più partiti di Alliansen (Centerpartiet e Folkpartiet). In caso di fallimento, ci potrebbe essere un’improbabile Grosse Koalition con partiti di centrosinistra e centrodestra nelle file dello stesso governo, o la nomina di un nuovo Primo Ministro (magari un rappresentante del maggiore partito dell’opposizione, Moderaterna) e di un rispettivo nuovo governo di minoranza di centrodestra. In caso estremo si ricorrerebbe ad elezioni anticipate. Un caso più unico che raro in un Paese, la Svezia, da sempre contraddistinto da una fortissima stabilità politica e pochissime cadute di governo.

E se ci fossero elezioni anticipate, il gioco di Sverigedemokraterna sarebbe completo. È fuor di dubbio che il comportamento preannunciato dal partito di Jimmie Åkesson (tuttora in malattia per esaurimento nervoso), sia dovuto più a questioni ideologiche e politiche piuttosto che di mero contenuto della finanziaria. Come già detto, il gesto del partito è più un capriccio, un dispetto, una minaccia dai risultati incerti e pericolosi.

Probabilmente, il tutto rinforzerà le percentuali di Alliansen, porterà definitivamente sulla rampa di lancio Annie Lööf (Centerpartiet) e la probabile nuova portavoce di Moderaterna Anna Kinberg Batra, ma anche la stabilità economica dell’intera Svezia potrebbe risentire di questo inusuale e forte colpo.

Uno dei dubbi, tra i tanti di queste ore, è anche un altro: cosa succederà a Sverigedemokraterna? Le minacce faranno presa? Otterranno ciò per cui si battono? Quale sarà la reazione degli elettori se una delle situazioni paventate si manifestassero realmente? Già domani si saprà qualcosa di più.

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